Bio

Milena Miculan vive ed opera a Medea (Gorizia)

Vari sono i cicli affrontati, nati dall’assidua frequentazione ai corsi tenuti  presso la Libera Accademia del Vedere, a Trieste.

I più attuali sono “Umana Fragilità” in cui il tema principale è dedicato alla donna, alla sua fragilità e allo stesso tempo alla sua forza e determinazione. Milena Miculan sviluppa un fitto fraseggio di messaggi e diverse ambientazioni in cui la donna è sempre il perno, punto focale del proprio studio. Attraverso questo ciclo l’artista rimescola e fa riemergere antichi ricordi e analizza le attuali difficoltà della gente nella comunicazione, ossia l’incomunicabilità, esaltando così l’umana fragilità che è tutta terrena.

Visioni d’intorno in cui l’artista attua un lungo e importante percorso dedicato al paesaggio, mediante la tecnica del pastello secco su carta “Visioni d’Intorno”, in ciò si racchiude il nuovo ciclo pittorico della Miculan, frutto di assidue sperimentazioni sulla tecnica artistica, ma anche sul soggetto ritratto.

Questa saga di pastelli secchi tirati a polpastrello ottengono nel loro insieme un gusto profondamente delicato, ed oltre a ritrarre la nostra terra filtrata dagli occhi dell’artista, si mette in gioco il cuore, le

pulsazioni e la vita dell’artista stessa, che ci dimostra come il colore possa bastare per far parlare e rendere questi quadri così preziosi.

Milena Miculan spiega: “Non guardo mai al passato, almeno non con rimpianto, ma sento il desiderio della memoria, così, attraverso le mie mani, inseguo e modello, con la polvere dei pastelli, i ricordi. E’ un gioco di polpastrelli che scorrono a tratti veloci, a volte delicati e pian piano prendono forma i luoghi della mia infanzia, dell’adolescenza come: il mare, i monti, i fiumi, la laguna, un percorso attraverso il Friuli, la famiglia, gli amici, ma senza nostalgia, il mio vuole essere solo uno sguardo al passato senza tristezza.” Un abbraccio e un omaggio all’amore nei confronti dei genitori e del figlio, un inno alla terra come culla di vita, un grande insegnamento e profondo segno di rispetto per chi ci ospita e ci fa vivere. Il paesaggio diventa così luogo dell’anima dove regna quiete, silenzio ed invita alla meditazione, lontano dal frastuono della vita caotica e devastante in cui siamo tutti coinvolti. Il paesaggio è surreale, non sembra ci sia aria, è avvolto in un sospiro ed è scandito da pochi elementi che lo contraddistinguono e lo rendono linguaggio figurativo. I colori intensi, densi, racchiudono quella miscela di colori tra cielo e terra come avviene durante il tramonto, dove spicca più forte l’elemento colpito dall’ultimo attimo di luce. Interessante è sempre, nella poetica artista della Miculan e nella sua ricerca quasi monocroma, l’importanza della luce che si insinua nelle macchie di colore e che da forma al paesaggio. Fili sottili di giochi cromatici sottolineano l’attenta ricerca e la profonda sperimentazione dell’artista ormai giunta a maturazione in uno stile così difficile da realizzare. Ammirando questi paesaggi troviamo immediatamente il ponte d’unione di ciò che è stato rappresentato con chi l’ha rappresentato, inizia così il sottile gioco di trasporto delicato, legato dal trait d’union che l’artista vuole rivelare. L’anima è fragilità, è reminiscenza di un tempo lontano, è un brusio che si perde nel tempo, qualcosa da proteggere dalla ruvidezza del mondo che trova la sua estensione ideale unicamente nella quiete del ricordo. Le rimembranze della gioventù e il conforto che solo il luogo natale può dare,  paiono essere i luoghi che l’anima, indebolita dalle problematiche presenti, ama frequentare, in cui Milena trova momentaneo conforto. L’anima così mantiene vivide le commozioni visive e uditive che si manifestano negli attimi più difficili, facendoci sentire al riparo, come in un nido che, nonostante l’età adulta, può accoglierci quando ci sentiamo più fragili.

La Miculan così si rifugia all’interno dei suoi quadri, ripercorre, cammina e medita all’interno dei paesaggi, interpreta la raffigurazione della Natura come restituzione di uno spazio complesso, che non è solo quello percepito dall’occhio, ma anche quello interpretato dall’anima, cosicché l’artista coinvolge l’osservatore in una pausa di abbandono e di sentimento, sensazioni già personalmente provate durante l’esecuzione artistica.